La nostra storia - Rotary Club Milano San Siro

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La nostra storia

La nascita del Rotary Club Milano San Siro

Da  una lunga lettera inviata nel 1999 dal nostro fondatore e primo  presidente Dino Salvatore Berretta all'allora presidente Gian Luigi  Buraggi, conservata tra le carte del club, possiamo apprendere quale sia  stato il lungo e travagliato percorso da cui siamo nati come club  rotariano. Riportiamo, il testo della lettera, anche come omaggio al  nostro indimenticabile, indimenticato e rimpianto fondatore, nonché ai  tanti amici purtroppo scomparsi o usciti nel tempo dal club, e come  memoria per i soci più recenti.
giugno 1999
Caro Gian Luigi

 sono diventato rotariano esattamente il 19 maggio 1959 al Club di  Rho, poiché allora nel territorio del Club di Milano non si entrava. La  situazione si sbloccò l'anno seguente e Rho fu per l'appunto il primo  club ad assumere il nome di Milano con l'aggiunta di un Ovest, grazie al  grande lavoro svolto dall'allora presidente Sapegno, che riuscì a  portare le riunioni in centro, esattamente in piazza Missori (il centro  restava vietato), all'Hotel Cavalieri. Il Milano-Ovest trasferì dopo  qualche anno al Circolo della Stampa la sede delle proprie riunioni.  Iniziai proprio con Sapegno, profondo conoscitore del Rotary, i miei 13  anni di segretario seguiti da due di vicepresidente. Ricordo che, fino  all'ingresso al Circolo, venivamo designati come rotariani con l'H in  ricordo di Rho, come ci aveva subito chiamati il simpaticissimo  architetto Portalupi.

Il 15 ottobre 1973 il Governatore Magnoni mi dà  l'incarico, quale suo rappresentante, di dare vita ad un nuovo club  cittadino, Pochi giorni dopo con Springolo, segretario del Distretto, ci  mettiamo al lavoro iniziando a raccogliere e preparare i papiri  necessari per dare vita a questo nuovo club, che mi piace chiamare San  Siro per il motivo principale che il nome è conosciutissimo in Europa,  sia per i due ippodromi sia per lo stadio dove gioca la mitica Inter e  un'altra squadra che, mi pare, si chiami Milan. Caro presidente, scusa  se mi dilungo ma i miei quarant'anni mi hanno indotto a scavare in uno  scatolone dove conservo il San Siro della preistoria e ho trovato un  mucchio di cose interessanti che riguardano la nostra nascita e qualcuna  la voglio ricordare "a futura memoria".

Il Governatore accoglie il  nome San Siro di buon grado e promette che si interesserà affinché  Milano-Ovest ci ceda il territorio, come dispone lo statuto del Rotary  International, i cui principi sono immutati dalla fondazione. L'altro  club di cui si auspica la nascita si chiamerà Milano-Corvetto. Nella  riunione del 7 novembre 1973 Milano-Ovest, riunito in assemblea,  accoglie di buon grado la richiesta e cede parte del suo territorio al  costituendo San Siro e in tal modo mi si permette di completare il primo  pacchetto di documenti da spedire, allegati alla domanda di ammissione;  sempre con l'aiuto di Springolo, i documenti sono pronti come  prescritto e vengono inviati alla Segreteria europea del Rotary  International, che ha sede a Zurigo. Alcuni giorni dopo (si vede che le  poste allora andavano meglio) giunge il placet: si vada avanti inviando i  venti nomi dei soci fondatori. Eccoli: Lino Agrifoglio, Ferruccio  Barni, Dino Salvatore Berretta, Bruno Cadirola, Pio Capelli, Antonio De  Alessandri, Livio Kobau, Enrico Gallo, Carlo Madonini, Stefano  Markovits, Gabriele Diana, Renato Meregalli, Pietro Nuvolone, Vincenzo  Pagliuzzi, Ugo Pasqui, Salvatore Passero, Carlo Maria Pensa, Icaro  Perelli, Enzo Romagnoli, Luigi Carati.

Sempre come da Statuto, fra i  soci fondatori vengono eletti i presenti e futuri dirigenti: presidente,  Berretta – vicepresidente, Carlo Maria Pensa – segretario, Passero –  tesoriere. Cadirola – prefetto, Perelli (che in seguito ha ricoperto  tutte le cariche disponibili in un Club: presidente, vicepresidente,  segretario, prefetto, tesoriere, consigliere, presidente di commissioni,  ecc.) - consiglieri: De Alessandri e Agrifoglio. Nella stessa riunione  in cui vengono assegnate le cariche, si stabilisce che il giorno di  riunione sarà il giovedì alle ore 12,45. Il quinto giovedì del mese alle  ore 20 con signore.
Inviato l'elenco e la carta topografica con i  confini territoriali del club, della cui utilità siamo tutti scettici,  cominciamo a funzionare regolarmente come ci invita a fare il  Governatore Magnoni. Il 7 febbraio 1974 si inizia ad accogliere qualche  nuovo socio, a fare funzionare le commissioni. Barni viene eletto alla  presidenza della commissione nomine, Perelli all'assiduità e  affiatamento, Diana dovrà formare il nostro Rotaract. Il 27 febbraio  inizia la serie delle relazioni Vincenzo Pagliuzzi con un discorso  generico sulla Cina, che in successive relazioni approfondirà. !l 28  marzo 1974 Passero presenta un suo vecchio e caro amico, ospite  veramente illustre per il prestigio di cui gode nella curia romana: il  domenicano padre Silli il quale, con cognizione di causa, parla dei  rapporti tra Chiesa e Rotary definendoli ottimi dopo un non breve  periodo di incomprensione  perché il Vaticano sospettava una collusione  in campo internazionale Rotary-Massoneria. Poco dopo papa Martini (sic, ma evidentemente sta per Montini) riceve i rotariani italiani, ponendo così fine ad ogni equivoco.

Le  pratiche per i due nuovi clubs milanesi, San Siro e Corvetto, stagnano:  vi è un grosso macigno in mezzo alla strada, qualche past governatore  (si dice) non ci vede di buon occhio, pare perché abbiamo ricusato il  nome  riferito ai punti cardinali ironizzando sul fatto che, quando  avremo il nord-nord-est e il sud-sud-ovest, non ci orienteremo più  nemmeno con una bussola rotariana.
Il 18 luglio 1974 il governatore  Ricas ci assicura che il distretto segue con molta attenzione la pratica  presso la segreteria europea di Zurigo  a cui qualche caro amico ha  protestato  dicendo che il neo club ha accettato alcuni soci  che  abitano e svolgono attività professionale  fuori dai confini assegnati  al San Siro. Questa accusa è un po' fragile perché è già previsto che al  prossimo congresso di Minneapolis si discuterà proprio del territorio  dei clubs, E sarà così : il congresso stabilisce che nelle grandi città  (per il momento saranno quelle con più di 500.000 abitanti), i clubs non  avranno confini territoriali  e potranno associare persone che abitano o  svolgono attività professionale entro i confini del comune.
I nostri  problemi sembrano risolti, non subito però poiché la risoluzione  legislativa diventerà esecutiva soltanto tra novanta giorni. Si tratta  ormai di avere un po' di pazienza e infine tutto si aggiusterà; invece  non sarà così e Ravizza, che ha partecipato al congresso di Minneapolis,  ci riferisce che sono sorte alcune difficoltà nell'applicazione della  risoluzione  in alcune città (pare nella definizione di confine  cittadino) e pertanto sono stati chiesti chiarimenti ad Evanston.  Ravizza si è impegnato ad intervenire energicamente per il San Siro e il  Corvetto. A onor del vero, Ravizza si è sempre interessato presso  Zurigo ed Evanston per i due nuovi clubs.

Frattanto il club continua a  funzionare brillantemente e saranno tra poco ammessi tre nuovi soci:  Gruttadauria, Giuliani e De Vecchi. A titolo di cronaca ricordo che dal  prossimo autunno il costo della colazione sarà di lire 4.500. Dopo un  paio di settimane dall'ultimo incontro con Ricas e Ravizza, mi reco da  Ravizza, che era appena rientrato dai suoi periodici viaggi a Zurigo, il  quale mi dice che il Rotary Internazionale non  è molto ben disposto  nei nostri riguardi e hanno persino intenzione di chiedere la  governatore di sciogliere San Siro e Corvetto. Ne chiedo il motivo  all'amico Ravizza e dopo molti se, forse, mi pare e credo, lascia  trapelare che tutto sia nato da una lettera anonima partita da Milano.  Sono talmente edificato che un rotariano abbia potuto inviare una  lettera anonima, che non ho neppure voglia di chiedere di che cosa siamo  accusati. Visto il mio disappunto, il bravo amico Ravizza mi rivela che  si tratta di un rotariano di un club milanese che, forse pentito dalla  volgarità del suo atto, si era detto autore della lettera. Eravamo stati  accusati di avere artatamente falsificato i confini del territorio e di  presentare candidati non all'altezza del Rotary. Il governatore Ricas  interviene subito con il segretario di Zurigo, Nelson Page, che si  precipita a Milano per controllare come effettivamente stanno le cose.  Ricas ci conferma di avere ricevuto l'ordine di sciogliere i due club,  ci mostra la sua solidarietà intervenendo senza preavviso ad una nostra  riunione e quindi rintuzzando parola per parola in una lettera a Page,  lo scritto anonimo. Morale: le cose si aggiustano perché l'infondatezza  dalle accuse è palese; il Rotary però non vuole perdere la faccia e  decide di accogliere i due clubs  come Milano Nord.Est noi e Corvetto  Nord-Ovest, e così chiudere questa faccenda poco rotariana. Il 2 marzo  1975 il governatore Ricas mi comunica che il nuovo club Milano Nord-Est è  stato ammesso nel Rotary Internazionale  e così pure il Corvetto;  Battaglini non discute sul nuovo nome impostogli, io accetto con la  riserva di avvalermi del diritto di chiedere il ripristino del vecchio  nome. Per quanto abbia chiesto e richiesto, non sono mai riuscito a  sapere il nome dell'anonimo gentiluomo, comunque non intendo piegarmi.

Nell'attesa  che giunga il decreto ufficiale di costituzione, il Comitato Centrale  del Rotary Internazionale ci autorizza a compiere tutti gli atti  consentiti a tutti i vari clubs nel mondo. Pertanto nel corso di varie  riunioni , vengono ammessi i nuovi soci Bolza, Carcasio, Correnti, De  Vecchi, Donati, Gabbianelli, Giuliani, Grazia, Gruttadauria, Gullino,  Ottaviani, Quattrini, Scesi, Trionfi, Vanoni, Viganò. Il 4 giugno 1975 e  nelle due riunioni successive, vengono accolti Mariani. Klinger,  Bettetini, Rollone, Redenti, Filippi, Pessina, Ramadoro, Ferretti, Croce  e Bonisolli. Il 20 giugno 1975, in una riunione serale, Ricas consegna  ufficialmente il decreto di fondazione  del Club. Sono presenti  past-governatori, incoming-presidenti e past-presidenti del  Milano-Ovest, nostro club padrino. Gli illustri ospiti sono: Ricas,  Palombo, Ravizza, Barni, Mignoli, Dal Negro e Springolo. Il decreto è  intestato a Milano-Nord-Est. Io, quale presidente, dopo aver ringraziato  i graditi ospiti, sottolineo come la loro presenza avalli come corretta  e giusta la nostra richiesta  di ottenere il nome originario. Non è un  capriccio, ma il giusto riconoscimento che condanna un volgare anonimo,  come è giusto e logico che fosse. Il 4 dicembre 1975 si brinda al  riconoscimento ufficiale da parte del Consiglio Centrale del Rotary  Internazionale del ripristino del nome da noi voluto. Ci è costato  parecchia fatica, ma in fine l'abbiamo vinta in barba  alle calunnie sul  conto dei neonati clubs di San Siro e Corvetto.
A questo punto, caro  Presidente e cari Amici, la preistoria del San Siro la ritengo  conclusa. Di proposito non ho voluto citare alcun rotariano: ne ho  conosciuti parecchi più che degni di essere ricordati. Due però mi sono  rimasti particolarmente nel cuore: Dino Buzzati, che partecipava alle  conviviali, prendeva parte ai dibattiti e ha svolte relazioni, quando  ormai il suo male gli impediva di inghiottire nulla: ci diceva "non  posso toccare cibo e non mi interessa, sono qui perché mi piace stare  con voi". L'altra persona è il prof. Giuseppe Menotti De Francesco,  terrore degli anni universitari, ma ricordato con affetto e ammirazione  da tutti gli ex-allievi, ammirazione e ricordo che gli dovrebbero gli  organismi universitari e il comune di Milano, perché è doveroso si  sappia  che la ricostruzione della Ca' Granda, che i bombardamenti  avevano rasa al suolo, è dovuta all'impegno e all'opera del Magnifico  Rettore Giuseppe Menotti De Francesco, che volle il tutto rifatto come  lo aveva disegnato il Filarete.

Ma ormai mi pare che sia passato un  secolo da quei giorni della costituzione del San Siro. Ma un anno o un  secolo non hanno nessuna importanza; il fatto vero, vivo e inconfutabile   sta in ciò che ognuno di noi ha ricevuto e ha dato in questa nostra  vicenda rotariana. Ci siamo arricchiti di nuove amicizie e ne abbiamo  ravvivate di vecchie; soprattutto ognuno di noi ha sicuramente trovato  qui un amico nuovo, che, come il vino, è gradevole, e sicuramente sarà  prezioso dopo qualche anno di invecchiamento. Col passare del tempo  qualche amico l'abbiamo perso e ora mi è dolce ricordare tutti coloro     che si sono allontanati, per l'inesorabile avvicendarsi della vita,  come se fossero qui con noi. Ricordarli però serenamente e con un  ammiccamento così come vi prego vogliate ricordare me quando chiederò al  Presidente di turno un congedo illimitato perché impegnato altrove fra  cose, penso, molto belle e serene.
Salvatore Dino Berretta
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